Esodati, basta misure con il contagocce

Sono anni che l’Inca e la Cgil chiedono una soluzione strutturale del problema, ma i Governi che si sono succeduti hanno provveduto al salvataggio delle persone con il contagocce, attraverso uno stillicidio davvero estenuante. Ogni legge di salvaguardia conteneva regole, criteri e misure diverse, a volte tra di loro contradditorie, per cui riuscire ad entrare è stato vissuto come un vero e proprio terno al lotto. I nostri uffici Inca, nel presentare le domande per chi ne aveva diritto, dovevano anche supportare psicologicamente coloro che risultavano esclusi e dovevano tornare dalle loro famiglie con la triste notizia.
Nel dicembre scorso, c’erano tutte le condizioni politiche ed economiche per chiudere questo amaro capitolo della storia previdenziale del nostro paese; l’Inps e il Ministero del lavoro avevano certificato il numero esatto di coloro che risultavano ancora interessati alla salvaguardia e precisamente si contavano 49.500 persone scoperte; sussistevano anche le risorse finanziarie perché esistevano importanti residui nel Fondo esodati, quali risorse non utilizzate nelle precedenti salvaguardie; purtroppo la legge di Stabilità 2016, con criteri restrittivi, ha previsto il salvataggio di 26.500 lavoratori, escludendone 24.000. 
Pertanto, oggi è necessario far partire una nuova mobilitazione per includere anche questo ultimo gruppo di persone che ancora oggi vivono l’ansia di aver perso il lavoro e di non possedere i requisiti per il diritto a pensione, con scarsissime possibilità di ricollocazione lavorativa, data la loro età avanzata e le condizioni del mercato del lavoro italiano, nel quale il tasso di disoccupazione è ancora molto alto e colpisce anche le fasce più giovani e scolarizzate della popolazione.
Se verrà varata in tempi brevi l’ottava salvaguardia avremo fatto un passo in avanti, anche se oltre sei anni di tempo per risolvere un così grave problema, creato da una legge sbagliata e varata troppo frettolosamente, sono veramente troppi, se calcolati sulla base dell’ansia, dell’incertezza e dello scoraggiamento vissuto dalle centinaia di migliaia di persone che all’improvviso si sono trovate senza nessuna via d’uscita: senza lavoro, senza pensione, senza prospettive di rioccuparsi.
Ci auguriamo che il Governo senta l’urgenza di risolvere almeno questo problema, anche perché siamo stanchi delle promesse non mantenute, come l’impegno a ripristinare una certa flessibilità in uscita, dopo che intere generazioni di età elevata sono state bloccate al lavoro; impegno che oggi viene riproposto per il 2017, mentre i giovani continuano a non trovare lavoro e rischiano di diventare “una generazione perduta”. Continueremo a lottare, per e con gli esodati, finché non potremo scrivere la parola fine su questo dramma che si è protratto troppo a lungo.

di Fulvia Colombini, della presidenza Inca
da Radio Articolo1

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