LEGGE 194: LA STORIA INFINITA PER LA SALUTE, I DIRITTI E CONTRO LE DISCRIMINAZIONI

Ancona, 27 aprile 2016 – Legge 194: con il convegno di oggi ad Ancona, presente la segretaria nazionale CGIL, Susanna Camusso (che la mattina ha inaugurato la nuova sede Cgil a Senigallia), la CGIL Marche fa il punto della situazione dopo la recente sentenza del Comitato Europeo dei Diritti sociali. 

Una sentenza importante che ribadisce l’obbligo della corretta applicazione della legge 194 sull’interruzione obbligatorio di gravidanza, a tutela della salute e dei diritti dei medici non obiettori. 

Il Comitato Europeo (rispondendo al ricorso presentato dalla Cgil) ha riconosciuto che in Italia viene violato il diritto delle donne alla salute per le “notevoli difficoltà” che incontrano nell’accedere all’interruzione di gravidanza, a causa del numero particolarmente elevato di medici obiettori di coscienza; inoltre, per Strasburgo, il ricorso massiccio all’obiezione di coscienza, oltre a negare i diritti delle donne, sta anche penalizzando medici e infermieri non obiettori sui quali ricade tutto il carico delle interruzioni di gravidanza, e che sarebbero vittime di “svantaggi lavorativi diretti e indiretti” in termini di condizioni e carichi di lavoro, mansioni e opportunità di carriera.

Tra l’altro, proprio alcuni degli ospedali regionali sono finiti tra i documenti dell’Unione europea, gli stessi che poi hanno portato al pronunciamento della sentenza. 

I dati delle Marche –  Sulla base dell’ultima Relazione del Ministero della salute sull’attuazione della Legge 194/78, dei dati dell’ISTAT e su quelli forniti dalla Regione Marche, nel 2013 nelle Marche sono state effettuate 2.050 interruzioni volontarie di gravidanza, con un calo rispetto all’anno precedente superiore a quello nazionale (rispettivamente -6,3% e -4,1%). Rispetto a 35 anni fa, il numero di aborti è più che dimezzato.

I due terzi delle interruzioni di gravidanza vengono effettuate nella provincia di residenza della donna ma si tratta di una percentuale nettamente inferiore a quella nazionale. Particolarmente elevato risulta invece il numero di interventi fatti in una provincia della regione diversa da quella di residenza delle donne: 28,5% del totale, ovvero quasi il triplo del dato nazionale. 

Nel 2013, il 9,1% delle donne marchigiane che hanno fatto ricorso all’IVG, si è recata in strutture fuori regione. Dunque, quasi una donna su 10 è andata ad abortire in un’altra regione (soprattutto in Emilia Romagna, Abruzzo e Toscana): è la percentuale più alta tra le regioni del Centro e tra le più alte d’Italia, dopo Basilicata, Molise, Abruzzo e Calabria.

Quanto incide la presenza di medici, anestesisti e paramedici obiettori di coscienza nelle varie strutture ospedaliere marchigiane? Secondo i dati forniti dalla Regione, la situazione è sconsolante: a fine 2013 gli obiettori rappresentano il 67% dei medici, il 51% degli anestesisti e il 43% dei paramedici.

La situazione che si osserva nei singoli ospedali è preoccupante. All’ospedale di Ascoli Piceno sono obiettori tutti i medici e i paramedici nonché l’82% degli anestesisti (l’elevato numero di IVG effettuato in tale presidio ospedaliero, viene garantito grazie a una convenzione con l’AIED – Associazione Italiana per l’Educazione Demografica). 

Tutti obiettori anche i medici dell’ospedale di Jesi dove il servizio, dopo un periodo di sospensione, è ripreso da alcune settimane grazie a un medico non obiettore proveniente da un altro ospedale; situazione analoga all’ospedale di Fano dove è obiettore il 92% dei paramedici e il 71% dei medici.

Non vengono effettuate interruzioni di gravidanza negli Ospedali di Osimo e Fermo, dove sono obiettori rispettivamente l’87,5% e il 90,0% dei medici. Ad allarmare c’è anche la continua e rilevante crescita del numero degli obiettori  negli ultimi anni: nel 2013 ci sono 18 medici e 23 anestesisti obiettori in più rispetto a solo 6 anni prima. Il numero crescente degli obiettori di coscienza e, in generale, i disagi e le difficoltà nell’attuazione della Legge 194/78 rischiano di svuotare progressivamente i contenuti di una legge dello Stato. Dunque, a quasi 40 anni dall’approvazione nata per difendere la salute, la dignità e la libertà di scelta delle donne, la strada per la sua concreta attuazione è ancora piena di ostacoli.

A riguardo, Daniela Barbaresi, segretaria regionale Cgil Marche, sottolinea le proposte della Cgil. Anzitutto, “che venga effettuata l’assunzione straordinaria di medici, ostetriche e infermieri non obiettori, che il requisito della non obiezione sia introdotto stabilmente per chi deve essere assunto o trasferito in presidi con oltre il 50% di obiettori e che che si ricorra all’istituto della mobilità, previsto dalla stessa Legge 194/78 per coprire le carenze di medici e infermieri non obiettori”. E ancora: “La Cgil propone che la direzione delle strutture ospedaliere sia affidata a chi garantisce la piena applicazione della legge, che si renda accessibile l’interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico (RU486) con modalità di somministrazione in grado di assicurare la sicurezza, all’interno di percorsi di integrazione ospedale-consultorio-territorio, superando l’obbligo di 3 giorni di ricovero ospedaliero”. Infine, per la Cgil, è importante che  “si potenzino i consultori affinché siano un reale punto di riferimento per la salute delle donne e per sostenerla loro libertà di scelta in tema  di procreazione responsabile”.

Secondo Susanna Camusso, “lo Stato italiano, che dopo il ricorso della Cgil è stato condannato per la seconda volta,  deve garantire l’applicazione della legge 194 e l’accessibilità all’Ivg in tutte le strutture pubbliche del Paese, del Sud e del Nord”.

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