Il valore sociale del pezzo di carta

Trovare un lavoro è una fortuna, va bene fare il barman con il diploma di liceo in tasca, la cassiera con la laurea. L’ingiustizia di uccidere i sogni, il paradosso di un Paese che non sa che farsene dei suoi giovani che hanno “studiato troppo” . Ci si potrebbe scrivere la storia d’Italia sul “pezzo di carta”: il tempo non così lontano in cui la licenza media era un traguardo, poi il diploma (quello che portava via dai campi o dalla fabbrica, a fare il ragioniere o il geometra in un bell’ufficio), poi – via via che gli anni scorrevano – la laurea, il sogno che si avverava di un dottore in famiglia. L’istruzione motore dell’“ascensore sociale”, che portava i figli un passo più in su: da noi non c’è stato il mito del self-made-man perché tutto era sulle spalle, i sacrifici e l’orgoglio dei genitori. E poi è arrivata questa era di bulimia di master, stage, corsi d’approfondimento che dilatano i curriculum in attesa del lavoro.

L’ascensore sociale è fermo da un pezzo. Sette diplomati su dieci non vanno all’Università (dati di Alma Laurea). Il pezzo di carta spesso è meglio nasconderlo (“Con questo curriculum come faccio ad assumerla?”). E secondo le indagini commissionate dal Sole24ore – cioè dati che interessano le aziende – ci sono 400mila “overeducated”: troppo qualificati per il lavoro che fanno. E’ il sogno in frantumi.

Datagiovani, il centro di ricerche che ha svolto questa indagine, ha intervistato oltre un milione e mezzo di giovani laureati e diplomati: un campione estremamente vasto rispetto ai normali sondaggi. Il risultato è stato che il 28% dei laureati ha una formazione superiore a quella necessaria per il lavoro che svolge; un dato che cresce al 43,6% per i laureati in discipline umanistiche. Sono 100mila i diplomati e 300mila i laureati che hanno dovuto rinunciare al futuro per il quale hanno speso tanti anni di studio.

Niente di nuovo? Si, certo, è nell’esperienza di tutti: trovare un lavoro è una fortuna, va bene fare il barman con il diploma di liceo in tasca, la cassiera con la laurea inquadrata in camera da letto. O tornare a dissodare la terra dei nonni, lasciando perdere Kant e Schopenhauer. Del resto dal 2008 è raddoppiato il numero dei diplomati disoccupati (dal 17,9 al 36,4%) e quello dei laureati disoccupati (dal 9,4 al 17,2%): anche un lavoro dequalificato rispetto al titolo di studio, allora, va bene. Un giorno, magari, chissà… Ma non possiamo considerarlo normale. Non è normale. Non è neanche giusto.

Il paradosso di un Paese che non sa che farsene dei suoi giovani che hanno studiato. Anzi, che hanno “studiato troppo”. E allora meglio dirlo in inglese, overeducated: fa un po’ meno impressione, nasconde la vergogna.

Da RadioArticolo1

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