Quando Di Vittorio rivalutò la figura di Rinaldo Rigola

La Confederazione generale del lavoro (CGdL) nasce in occasione del primo congresso di Milano del 29 settembre-1° ottobre 1906. Il primo segretario generale è il riformista Rinaldo Rigola, già in precedenza a capo del Segretariato centrale della resistenza, struttura costituita nel 1902 con l’obiettivo di trovare la sintesi politica tra le spinte radicali dei rivoluzionari, che guidavano gran parte delle Camere del lavoro, e le posizioni moderate dei riformisti, a capo delle principali federazioni di mestiere e industriali.

Il 4 gennaio 1927, in seguito ai provvedimenti emessi dal fascismo, il vecchio gruppo dirigente della CGdL, tra cui Rinaldo Rigola e Ludovico D’Aragona, decide l’autoscioglimento dell’organizzazione. Contro tale decisione Bruno Buozzi ricostituisce nel febbraio 1927 a Parigi la CGdL. Nello stesso mese, durante la prima conferenza clandestina di Milano, i comunisti danno vita alla loro Confederazione generale del lavoro.

Di fronte alle leggi fascistissime, che aboliscono le libertà politiche e sindacali, Rigola non assume atteggiamenti di aperta rottura: fonda, anzi, un’Associazione nazionale per lo studio dei problemi del lavoro (con compiti culturali e assistenziali), giudicata dagli antifascisti un atto di collaborazione con il regime. Il suo atteggiamento susciterà reazioni molto aspre, che non si spegneranno nemmeno nel secondo dopoguerra.

Dopo il fallimento della sua associazione, la cui attività si esaurisce nel giro di un paio di anni, Rigola si ritira a vita privata. L’ostracismo nei confronti della sua persona, viene interrotto solo molti anni più tardi – il 2 febbraio 1953, il giorno dell’ottantacinquesimo compleanno del primo segretario della confederazione – da Di Vittorio. Nel messaggio di augurio che a nome della Cgil gli invia, il sindacalista di Cerignola, pur non tacendo le divergenze profonde che c’erano state, riconosce a Rigola il ruolo di pioniere nella fondazione del sindacato italiano e il suo “lavoro intenso, proficuo e intelligente, al servizio dei lavoratori”.

“Lo sviluppo del movimento operaio e sindacale italiano come degli altri paesi – afferma il segretario generale della Cgil – è stato caratterizzato dal sorgere da varie correnti in dissenso tra di loro. È accaduto perciò che noi abbiamo avuto sovente – ed abbiamo tuttora – posizioni differenti da quelle da te assunte e difese con assoluto disinteresse (a Rigola gli avversari, da ogni sponda, riconobbero comunque sempre una profonda onestà personale – dal fascismo non ebbe nulla! – e intellettuale, oltre che una statura culturale superiore alla media). Vi è stato un periodo della storia del nostro movimento, in cui il tuo atteggiamento è stato in profondo contrasto con quello nostro. Ma questi dissensi e questi contrasti non possono diminuire i sentimenti di gratitudine”.

Il riconoscimento morale arriva a Rigola insieme a un sostegno economico da parte della Cgil quando Di Vittorio viene per caso a sapere delle serie difficoltà in cui vive. “Sono veramente dolente – dirà Di Vittorio – di non aver conosciuto prima come stavano esattamente le cose e di non aver avuto, quindi, la possibilità di venire in suo aiuto”. L’atto di profonda umanità di Giuseppe Di Vittorio è condiviso da altre personalità della Cgil, a cominciare dal socialista Ferdinando Santi, segretario generale aggiunto della confederazione.

Scrive Santi a Rigola il 13 febbraio 1953: “Caro Rigola, so che il compagno Di Vittorio, segretario generale della Cgil, verrà domani a farti visita. Avrei dovuto essere con lui, ma purtroppo ne sono impossibilitato. Devo infatti essere a Livorno per partecipare ad un Convegno sindacale che, già rinviato una volta, non può essere nuovamente rimandato. Mi spiace quindi di non essere domani a Milano per poter salutare in te il pioniere del sindacalismo italiano al quale tutti noi tanto dobbiamo. Spero di poterlo fare in una prossima occasione, se ciò non sarà di eccessivo disturbo per te. Ti prego di gradire l’espressione dei miei cordiali sentimenti”.

Ilaria Romeo è responsabile Archivio storico Cgil nazionale

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