Punto n. 5: il rapporto tra Stato e Regioni

La Costituzione – testo originario dei costituenti del 1948 – era sostanzialmente a impronta “centralista” e prevedeva la costituzione delle Regioni che il legislatore ordinario approvò solo a partire del 1970.

Nel 2001 la riforma del Titolo V operata dal centrosinistra spostò l’asse di riferimento – con una riforma pasticciata di fine legislatura – in favore delle Regioni per rispondere al vento politico cavalcato dalla Lega Nord che, all’epoca, sembrava inarrestabile. Il risultato del pasticcio è stato un perenne conflitto tra le attribuzioni dello Stato e delle Regioni.

Nella Carta attuale le competenze sono divise in tre filoni: a) la legislazione esclusiva dello Stato;
b) la legislazione concorrente tra Stato e Regioni;
c) la legislazione residuale attribuita alle Regioni.

Per legislazione concorrente si intende la suddivisione delle competenze legislative tra Stato e Regioni: lo Stato approva le leggi c.d. “cornice” contenenti i “principi generali”, mentre le Regioni approvano le norme di dettaglio. La riforma del 2001 aumentò le materie di legislazione concorrente e ne individuò altre di competenza esclusiva delle Regione.

Con la riforma renziana si suddivide invece la potestà legislativa solo tra competenze esclusive dello Stato e delle Regioni, abolendo la legislazione concorrente e riportando l’asse verso una maggiore centralizzazione a favore dello Stato. Salvo poi ripescarla uti- lizzando – si pensi alla materia della sanità – la generica formulazione, all’interno delle competenze statali, delle “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute” che sostanzialmente rieccheggia la concorrenza concorrente.

Le materie attribuite allo Stato sono indicate direttamente nel comma 2 dell’articolo 117, mentre solo alcune di quelle determinate dalle Regioni sono indicate (comma 3 dell’articolo 117), e per altre si utilizza la clausola generica relativa a “ogni materia non espressamente riservata alla competenza esclusiva dello Stato”. Articolo lunghissimo il 117 riscritto e non completo!

Per quanto riguarda le diverse competenze tra Stato e Regioni e la loro suddivisione si rimanda proprio alla lettura del nuovo art. 117 in allegato e al confronto con il testo vigente a fronte pagina.

Inoltre, nelle “disposizioni finali” si precisa che non “possono essere corrisposti rimborsi o analoghi trasferimenti monetari” ai gruppi politici presenti nei Consigli regionali. Il malcostume e lo screditamento dei consiglieri regionali si è fatto in questi anni assolutamente evidente. Rimane il problema, serissimo, di una politica che, se definanziata, si espone maggiormente a gruppi di interesse e lobbistici.

Il centralismo che impronta la riforma renziana si rende evidente con l’introduzione, al comma 4 dell’articolo 117 riscritto, della “clausola di supremazia” statale. Con questa il governo può proporre che la legge dello Stato possa intervenire “in materia non riservata alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”.

In pratica lo Stato può, quando lo ritiene il Governo, avocare a sé una materia di competenza esclusiva delle Regioni. Attenzione: su decisione del Governo. Poi il parlamento si adegua e provvede a legiferare sulla competenza che la Costituzione attribuisce alle Regioni. Una decisa compressione all’autonomia regionale.

Vengono mantenute le Regioni a Statuto speciale – tutte! Anche quelle che non hanno ragione di esserlo – con addirittura una previsione di aumentarne le competenze. Quest’ultima previsione valevole anche per le Regioni a statuto ordinario. Da una parte si stabilisce la “clausola di supremazia” statale secondo la quale lo Stato può invadere le competenze regionali esclusive, dall’altro si prevedono ulteriori competenze da dare alle Regioni!

Viene confermata l’abrogazione delle Province dal dettato costituzionale che accompagna la legge ordinaria sull’abrogazione dei Consigli provinciali. Ma, come abbiamo già visto, alcune province continuano a esistere, altre hanno cambiato nome (Città metropolitane), altre verranno costituite in “area vasta”.

Dal libro  di Luca Benci – In 8 punti le ragioni del NO al referendum costituzionale

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