Le ragioni del No della CGIL

Nell’ o.d.g. del 24 aprile 2016 la CGIL valuta nel merito la riforma costituzionale. Dopo mesi di confronti l’Assemblea generale, riunitasi l’8 settembre 2016 con 332 sì, nessun contrario e tre astenuti, ha approvato un nuovo ordine del giorno dove si legge che «ferma restando la libertà di posizioni individuali diverse di iscritti e dirigenti, l’Assemblea generale della CGIL invita a votare No», anche se «la Cgil e le sue Strutture, nel preservare la propria autonomia, non aderiscono ad alcun Comitato».

Nel merito il documento spiega le ragioni del No che vengono di seguito riassunte:

– il nuovo Senato (da 315 Senatori attuali passa a 100) per composizione e funzioni non sarà realmente rappresentativo di Regioni e autonomie locali tanto che i Senatori agiranno senza vincolo di mandato (Le Marche avranno solo 2 Senatori)

– il nuovo procedimento legislativo è complesso, farraginoso e rischia di aumentare i contenziosi davanti la Corte Costituzionale:

a) leggi bicamerali (leggi costituzionali e di revisione costituzionale, ratifica dei trattati U.E…importanti leggi che i nominati Senatori, eletti per seguire amministrazioni comunali e consigli regionali, dovranno approvare o modificare);

b) leggi approvate dalla sola Camera con possibilità di intervento del Senato entro 10gg per inoltrare modifiche la cui accettazione resta alla decisione della Camera;

c) leggi approvate dalla sola Camera con necessario esame del Senato entro10gg (quelle relative alle Regioni, art.117 comma 4 )

d) leggi approvate dalla Camera, in via definitiva senza particolari maggioranze con necessario esame del Senato entro15gg (quelle relative al bilancio, legge di stabilità);

– eccessiva centralizzazione dei poteri dello Stato e del Governo. L’ introduzione del “ voto a data certa” consente all’esecutivo di dettare il calendario delle attività del Parlamento. Inoltre l’introduzione della “Clausula di Supremazia” (nell’art.117 comma 4), su richiesta del Governo, permette allo Stato di fare leggi su materie che ricadono sulla vita delle comunità locali, dalla sanità all’uso del territorio, senza che le Regioni possano opporsi;

– la riforma non aumenta gli spazi di rappresentanza e non dà garanzie alle minoranze politiche, è poco chiara e confusa nella descrizione delle forme di Democrazia Partecipata. Si prevedono due modalità di referendum: l’attuale e l’altro alzando il numero delle firme per la sua presentazione (dalle attuali 500 si sale a 800 firme) ed il contemporaneo abbassamento del quorum portato alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei Deputati. Le firme per la presentazione delle leggi di iniziativa popolare salgono dalle attuali 50.000 a 150.000 ma i regolamenti per la discussione non si conoscono.

  • Non sarà più necessaria una larga maggioranza per eleggere il Presidente della Repubblica. Dal 4° scrutinio sono sufficienti i 3/5 dell’Assemblea, dopo il 7° scrutinio i 3/5 dei votanti;

– La legge Elettorale, voluta dal Governo, approvata con voto di fiducia, con questa riforma attribuirebbe ad un solo partito, anche se poco rappresentativo dell’elettorato, un potere eccessivo sulle istituzioni del Paese.

Mina Fortunati segreteria provinciale SPI CGIL Ancona.

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