Addio voucher

03/04/2017 – Addio voucher. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto che abroga le norme sui voucher e sugli appalti. Una soddisfazione per la Cgil che aveva promosso due referendum per abolire i voucher e per ripristinare tutele adeguate per i lavoratori degli appalti a sostegno della Carta dei Diritti Universali del Lavoro. Il voto era previsto per il 28 maggio. L’attenzione del sindacato resta comunque massima. Nel 2016 nelle Marche sono stati venduti 6milioni di voucher lavoro con un aumento, rispetto all’anno precedente, del 27,4%: sono circa 40mila i lavoratori interessati. Abbiamo chiesto a Marco Bastianelli, segretario Cgil Ancona, come, con queste novità, cambieranno le cose per lavoratori e imprese.

Cosa ne pensa del decreto del Governo che abolisce i voucher?
«La CGIL ha costruito la propria iniziativa, da un anno a questa parte, per cancellare una delle forme più deteriori di mercificazione del lavoro nel nostro paese. Il decreto – che interviene correttamente anche sul tema degli appalti, altrettanto importante e qualificante dal nostro punto di vista – è dunque una risposta giusta ad una situazione non più accettabile».

Il decreto è stato ideato per evitare il referendum della Cgil? «Non c’è alcun dubbio! Del resto, la proposta della CGIL andava e va molto oltre. Abbiamo presentato (con il sostegno di 1,3 milioni di firme) un disegno di legge di iniziativa popolare – la Carta dei Diritti universali del Lavoro, forte di ben 97 articoli – che mira a restituire dignità e diritti a tutte le forme di lavoro (anche a quello cosiddetto autonomo, in realtà più precario e povero di tanti altri, che tanti giovani tristemente conoscono). La decisione del Governo ora va resa effettiva dal  voto parlamentare. È del tutto evidente che se i contenuti del decreto saranno stravolti, sarà inevitabile andare al voto referendario, il prossimo 28 maggio».

C’è qualcosa di diverso rispetto al vostro quesito referendario?
«Per legge, i referendum sono solo abrogativi: in questo senso erano posti i quesiti ed in questa logica si pongono i contenuti del decreto ( abolizione totale del “lavoro occasionale” e ripristino delle norme sulla “responsabilità solidale” verso i lavoratori negli appalti, modificate in peggio dalla Legge Fornero, nel 2012). Se il Parlamento confermerà, la CGIL potrà considerarlo un primo,basilare, risultato sulla strada della Carta del Diritti, che costituisce il nostro vero obbiettivo: rispetto al quale i referendum sono solo una importante strumento di sensibilizzazione e intervento e per il quale registriamo con soddisfazione l’ottenuto “incardinamento” del disegno di legge nei lavori del Parlamento. Spiace, in questo senso, aver perso la possibilità di intervenire anche sulla tutela reale contro i licenziamenti illegittimi, a causa del giudizio negativo dei giudici sul relativo, terzo, quesito referendario; ma sarà una battaglia che riprenderà comunque nel merito, sia pure con altri metodi e nel medesimo contesto della Carta dei Diritti».

Per quale motivo volete abolirle i voucher?
«Perché il lavoro è un diritto basilare messo nero su bianco in Costituzione ed i vouchers erano invece la negazione stessa della dignità e della tutela del lavoro: pochi soldi, niente ferie o malattia o coperture per la genitorialità, di fatto nessuna copertura pensionistica (perché così si è voluto, per abbassarne il costo!).Per non parlare degli altri diritti, che pure spettano ai lavoratori diversamente contrattualizzati. Il vero scandalo, però, è nel loro uso furbesco, quando non truffaldino: si parla di occasionale, ma si intende solo prestazione sottocosto».

Nelle Marche l’utilizzo dei voucher è raddoppiato in  due anni. Cosa cambia con la loro abolizione? Quali conseguenze per i lavoratori? Quali per le imprese?
«Come ogni fenomeno proprio del mercato del lavoro, occorrerà vedere quali saranno gli atteggiamenti degli operatori in campo. Intanto, ricordo che i voucher saranno spendibili fino a fine 2017, con le regole fin qui vigenti. Il nodo rimane comunque sempre il medesimo: non si può pensare di stare sul mercato a scapito dei soggetti più deboli ed in spregio di qualsiasi logica di diritto. Francamente, fa impressione leggere dichiarazioni di “professoroni” e rappresentanti delle associazioni d’impresa che sproloquiano sull’utilità dei voucher con toni che spaziano da “Alice nel paese delle meraviglie” al peggior egoismo sociale. Non c’è dubbio che vi possano essere strumenti adeguati a risposte particolari; ma questo non può mai giustificare l’uso spregiudicato di lavoro sottocosto e non tutelato. A chi, dal mondo dell’impresa, piange i voucher, dovremmo forse chiedere chi vogliono rappresentare: chi parla a nome di quanti – imprese anch’esse – da quell’uso spregiudicato subiscono solo una concorrenza sleale?».

Con che cosa saranno sostituiti?
«Se il Governo vorrà, imparando così il valore di una reale dialettica con le parti sociali, le risposte potranno essere molteplici. Purché si capisca di che cosa si sta parlando: se è il vero “lavoro occasionale” il tema (del resto questa era l’impostazione originaria) allora la risposta – ma con il giusto grado di coperture e tutele – sta già nella nostra proposta di Carta dei Diritti. È una formula che può ricomprendere prestazioni disperse nel tempo, a favore principalmente dei privati (famiglie). Certo, non si può  tornare ad un utilizzo verso le imprese, legalizzando di nuovo il lavoro sottocosto e senza protezione, quando non semplici “foglie di fico” per il lavoro nero. A questo proposito, non si può non ricordare come i dati ispettivi 2016 evidenzino irregolarità sui due terzi delle imprese marchigiane verificate»

Come è la situazione dei voucher nelle Marche?
«Oltre 6 milioni di voucher venduti nel 2016, con un incremento del 27,4% sul 2015 e del 96% sul 2014; una dinamica superiore a quella nazionale. Il 30% del totale nella provincia di Ancona. I lavori che giustificherebbero la denominazione di lavoro “occasionale” non arrivano a coprire nemmeno il 10% del totale, mentre commercio e turismo sono oltre il 28% e il manifatturiero veleggia ancora oltre ( dato non definibile con precisione, causa le modalità statistiche INPS). Nella provincia di Ancona il solo commercio è quasi ad un terzo del totale. Già nel 2015 i percettori erano circa 41000 (solo 100 nel 2008!), in maggioranza donne. Se si sta ai numeri ufficiali (perché poi c’è l’incognita del “nero”) la media retributiva è talmente bassa da non garantire alcun effettivo beneficio pensionistico».

Quando sono stati introdotti e quando c’è stato il vero boom?
«Sono nati nel 2003 e si chiamavano “lavoro accessorio occasionale” con limiti di accessibilità e di reddito cumulabile, funzionali alle premesse: quelle di una emersione dei “lavoretti”; tant’è che la loro dimensione cumulativa era estremamente bassa. Nel tempo, sono stati completamente stravolti, nelle regole e persino nel nome. È infatti sparito, non a caso, l’appellativo “occasionale”! Sono diventati semplicemente  la massima frontiera della precarietà, quando non dell’imbroglio: nessuno può dimenticare i molti casi di edili infortunatisi – guarda caso – proprio in occasione della loro prima prestazione con voucher».

Quali vantaggi per i datori di lavoro?
«Basso costo, nessuna regola, nessun impegno, nessuna tutela da garantire: il tutto definito, con eleganza, “massima flessibilità”».

Per i lavoratori, cosa comporta essere pagati con i voucher? «In teoria potrebbero essere l’occasione per regolarizzare “lavoretti” o anche sperimentarsi per le prime volte con attività lavorative. Nella realtà, semplicemente “vendersi” al prezzo più basso e senza alcuna garanzia. Alla faccia del “ruolo sociale delle imprese” (almeno di quelle che lo usano e di quelle che ne giustificano l’esistenza). Norme assurde hanno ulteriormente legittimato l’uso dei voucher, rendendoli l’unico strumento percorribile – anche per prestazioni brevi – per quanti siano in godimento dei cosiddetti ammortizzatori sociali».

Nelle Marche, chi sono i percettori dei voucher?
«Stando ai dati disponibili, al 54% donne, di un‘età comunque sempre più bassa, anno dopo anno: nel 2015 il 40% ha meno di 30 anni ed il 21% sta fra 31 e 40. I famosi pensionati sono appena al 10%. Quasi 15% i disoccupati che nel 2015 hanno potuto lavorare solo con voucher, mentre un 11% non ha posizione contributiva e risulta sul mercato solo per i voucher. Se c’era bisogno di conferme sul grado di precarietà, questi dati ne sono piena conferma».

I voucher dovevano servire per evitare il lavoro nero. È stato così?
«Forse qualche illustre statistico proverà a dire il contrario: la realtà è che la risposta è sostanzialmente negativa. L’emersione/regolarizzazione ha riguardato solo una realtà numericamente  modesta e nessun numero ci dice quanti di questi non abbiano contemporaneamente incrociato esperienze in “nero”».

Il referendum del 28 MAGGIO si farà ugualmente?
«Sembrerebbe di no. In ogni caso la CGIL è pronta e tuttora mobilitata, in attesa della possibile conversione del decreto. Nel frattempo, siamo nelle piazze per spiegare il risultato raggiunto e rivendicare il merito di un risultato importante. Ripeto: su voucher e appalti!   Una mobilitazione che proseguirà, in mille forme, fino ad  avere finalmente una legge per la Carta dei Diritti Universali del Lavoro, per tutti, in Italia».

Da CentroPagina.it

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