QUELLO CHE LE DONNE VOGLIONO: AUTODETERMINAZIONE

22 maggio 1978: il Parlamento italiano approva  definitivamente le “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza. meglio nota come Legge 194.

Una legge che ha rappresentato e rappresenta ancora oggi un baluardo di civiltà che riconosce il valore dell’autodeterminazione delle donne.

Garantire alle donne il diritto di scegliere di interrompere una gravidanza significa assicurare alle donne il diritto alla salute e alla vita messe a rischio dagli  aborti clandestini.

Eppure, a distanza di 43 anni dalla sua approvazione, la piena applicazione della 194 continua ad essere terreno di scontro ideologico, non solo attraverso campagne pubblicitarie mirate volte ad aumetare il senso di colpa nelle donne, ma, cosa ancora più grave, attraverso prese di posizione da parte di quelle  stesse istituzioni che dovrebbero agevolarne l’applicabilità. E’ quanto sta accadendo nella nostra Regione che, disattendendo le Linee guida sull’aborto farmacologico del Ministero della salute  e  disconoscendo il ruolo dei consultori, di fatto  disconosce la libertà di scelta  e la tutela della salute delle donne.

Inoltre, i dati ISTAT indicano che  nelle Marche solo il 6% delle interruzioni di gravidanza avviene con metodo farmacologico. A ciò si aggiunga l’elevata percentuale di medici obiettori che in alcune strutture ospedaliere arriva anche  al 100%.

C’è ancora molta strada da fare, dunque, affinchè  la libertà di scelta delle donne e il loro diritto alla salute  siano realmente garantiti: potenziare i consultori, investire sull’educazione sessuale nelle scuole, agevolare la somministrazione della pillola  Ru486 sono solo alcune delle azioni concrete da fare per scongiurare una pericolosa deriva culturale verso il ritorno alla clandestinità e all’illegalità.

Le donne vogliono poter autodeterminarsi rispetto alla scelta  consapevole di essere madri e vogliono farlo senza la preoccupazione  di non avere attorno a se un’adeguata rete di protezione, che vuol dire investire di più e meglio nei servizi per l’infanzia, garantire un welfare universale, rafforzare il ruolo dei consultori.

Solo così saremo in grado di sostenere realmente le donne nelle loro scelte, nel pieno rispetto di leggi come la 194 per ribadire con forza la centralità della libertà di scelta e dell’autodeterminazione per una maternità consapevole  che le istituzioni tutte sono tenute a garantire.

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